Il tempo della cura
Lavoro ogni giorno dentro questa comunità, tra persone che stanno provando a ricominciare. Qui il tempo ha un ritmo diverso: non corre, non pretende, non giudica. È un tempo che si misura nei gesti semplici, nelle abitudini che tornano, nelle cose che si rimettono al loro posto. È il tempo della cura.
Le immagini che ho raccolto nascono da questo vivere quotidiano. Non raccontano storie eclatanti, ma ciò che sostiene: una cucina ordinata, una serra che cresce, un lavatoio pieno di panni, un bosco che respira, un gioco lasciato a metà, un paio di scarpe consumate. Sono frammenti di una vita che si ricostruisce attraverso l’essenziale.
Fotografare questi luoghi significa riconoscere la dignità delle cose che servono. Significa vedere come un ambiente, anche il più semplice, possa diventare uno spazio di protezione. Significa accorgersi che la cura non è un gesto straordinario, ma una somma di piccole azioni ripetute: lavare, sistemare, cucinare, lavorare la terra, condividere un tavolo, attraversare un bosco.
In queste immagini c’è il mio sguardo di educatore e di fotografo. Uno sguardo che non vuole spiegare, ma stare accanto. Che non cerca simboli, ma realtà. Che prova a restituire la forza silenziosa di chi, ogni giorno, sceglie di provarci ancora.
Questo è il tempo della cura: un tempo che non si vede subito, ma che trasforma.

You may also like

Back to Top